Chevalier: mi perdo nei dettagli!


Arte, Illustrazione, Mostre / venerdì, novembre 18th, 2016

«Signorina, sarebbe cosa molto gradita se volesse lasciare un commento». All’uscita della mostra il libro delle firme aspetta di essere vergato dalla mia penna e io non tardo a scrivere un mio pensiero…

Da subito mi è stato chiaro che sarei rimasta molto tempo dentro la mostra su Chevalier, perché le opere esposte sono tantissime e io non volevo perdermene neanche una.

Dunque inizio la mia visita, munita di cellulare con fotocamera accesa (ma rigorosamente senza flash e infrarossi, per non deturpare le opere), pochi effetti personali e naturalmente il biglietto d’ingresso.

Non molto sapevo sull’incisore, disegnatore ed illustratore Pietro Chevalier (Corfù 1795 – Padova 1864), ma già dalla prima occhiata sono rimasta colpita per la ricchezza di dettagli, per la sua chiarezza di segno e pulizia del tratto, che permette di cogliere all’istante ciò che è raffigurato, persino nei bozzetti.

Un motivo che mi ha spinta a visitare questa mostra era la curiosità di confrontare le vedute di Padova “di ieri” (o, per meglio dire, ottocentesca) con Padova attuale, così mi sono messa alla prova con un intrigante gioco a quiz, per riconoscere quale edificio, monumento o strada è raffigurato nelle opere: “Vediamo quanti luoghi riesco ad azzeccare” mi sono detta; per esempio riconosco la Chiesa degli Eremitani, il Portello, animato da barche a vela, il Santo con la statua del Gattamelata recintata o Noventa e la sua chiesa di SS. Pietro e Paolo. Sotto ogni opera il relativo cartellino mi fornisce la soluzione.

Capisco poi come lavorava Chevalier attraverso le differenti versioni che egli propone dello stesso soggetto, come ben si vede nella serie di disegni col Ponte dei Sospiri, in cui l’immagine si sviluppa sempre più, grazie all’aggiunta di ombreggiature a china, alla definizione delle linee di contorno e all’inserimento di figure nella composizione. Un bell’esempio sono: La tomba di Antenore e Monteortone, dove noto anche come la scena prende vita  attraverso la vegetazione e i personaggi; qui l’immagine, da statica raffigurazione di architettura, si vivacizza con la presenza,l’inserimento delle persone. Spesso la vegetazione dà movimento non meno dei personaggi, anzi la rigogliosa natura è quasi protagonista della scena, talmente è abbondante e florida.  Chevalier adotta così uno stile che oscilla tra il pittoresco e il romantico, proponendo vedute realistiche ed altre più d’invenzione, come per esempio Palazzo vescovile e Rocca dei Carraresi, con le sue rovine di edificio.

Ho guardato talmente tanto quei disegni, che a un certo punto mi sembrava davvero che le figure si stessero muovendo, che avessero preso vita e in quel momento si spostassero all’interno del disegno. Ripensandoci non sono sicura che quest’impressione fosse dovuta solo all’abile mano dell’artista o invece fosse anche conseguenza dei miei occhi, che incominciavano a vederci doppio per l’eccessivo sforzo di scandagliare le opere.

Quando infine credo di aver ormai terminato il percorso della mostra, scopro che, girato il presunto ultimo angolo, c’è un’altra stanza dove sono raccolti i numerosi studi di figura elaborati dall’artista, proprio quelli che uno dei custodi di sala mi aveva citato: sono fogli traboccanti di personaggi diversi, intenti nelle faccende più disparate; vedo, infatti, soldati, negozianti, popolane, gentiluomini, amanti… a volte si sovrappongono nella carta, alcuni si ripetono con qualche piccola modifica. Per il loro gusto semplice o per la loro ironia, alcune di queste figurette si prestano bene a decorare biglietti di auguri e calendari, dei quali trovo alcuni esempi nella stessa sala.

Così tanti particolari su cui soffermarsi che i minuti volano e mi accorgo che è già ora di pranzo solo perché lo stomaco brontola. I custodi si staranno chiedendo dentro quale teca io sia stata risucchiata.

monteortone

Dopo tutto questo leggere, se ancora vi è rimasto del tempo e soprattutto la curiosità di accertarvi che io non abbia detto bugie, potete visitare la mostra Pietro Chevalier. Vedute di Padova e del Veneto nell’Ottocento ai Musei Civici Eremitani, fino al 26 febbraio 2017.

Avvertenze: arrivati lì, “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate” se sperate di uscire senza una guida, perché il percorso espositivo è talmente insidioso che pare un labirinto: non esitate a chiedere indicazioni a qualche custode di sala, che comunque non vede l’ora di scambiare due parole con qualcuno.