Fontana – Marcel Duchamp


Arte, Arte in pillole / mercoledì, febbraio 22nd, 2017

Vi siete mai chiesti che cosa sia l’arte? O quali siano i parametri per definire cosa è arte e cosa non lo è?

Se pensiamo all’arte che vediamo oggi, l’arte contemporanea, spesso siamo un po’ destabilizzati, ci troviamo di fronte a delle cose che non riusciamo a identificare come arte, spesso ci verrebbe da dire: “lo potevo fare anch’io”. Tutto questo ha un’origine ormai lontana nel tempo, se pensiamo che già Picasso aveva rivoluzionato la pittura introducendo il collage, attaccando alla tela dei pezzi di realtà, cose del quotidiano che entrano a far parte dell’opera. Ma c’è qualcuno che ha davvero fatto da spartiacque nella storia dell’arte, cambiando inesorabilmente le sorti della pittura e della scultura così come erano state intese fino a quel momento. Stiamo parlando di Marcel Duchamp, che nel 1917 presentò ad una mostra Fontana, un orinatoio maschile rovesciato, firmato con lo pseudonimo R. Mutt (Duchamp era parte della commissione che avrebbe selezionato le opere da esporre e non voleva influenzarne le decisioni). L’opera non fu esposta, ma ottenne comunque una risonanza enorme, diventando di fatto l’opera più importante del secolo. Venne pubblicata una foto dell’opera su The Blind Man, rivista edita dallo stesso Duchamp, che ne parlò come dell’opera di qualcun altro: «Non è importante se Mr. Mutt abbia fatto Fontana con le sue mani o no. Egli l’ha SCELTA. Egli ha preso un articolo ordinario della vita di ogni giorno, lo ha collocato in modo tale che il suo significato d’uso è scomparso sotto il nuovo titolo e il nuovo punto di vista – ha creato un nuovo modo di pensare quell’oggetto».

Ma perché dunque, una simile provocazione diventa arte? Prima di Duchamp lo spazio dell’opera era, per così dire, “virtuale”, uno spazio diverso da quello della vita. Sia che fosse un quadro che una scultura, si trattava sempre e comunque qualcosa di distante dalla vita di tutti i giorni, con un confine netto e definito tra realtà e arte: in un caso la cornice, che confina tutto in uno spazio ristretto e diverso da quello in cui viviamo, nell’altro il piedistallo, che comunque mantiene la distanza tra lo spazio dell’opera e quello della realtà. Con Duchamp tutto questo finisce.

Presentare un orinatoio significava decretare quanto la tecnica e l’esecuzione perdessero importanza rispetto all’idea e al suo progetto, mettere in evidenza come il contesto in cui un oggetto si trova possa farcelo guardare in modo completamente diverso, fino a trasformare un oggetto comune e industriale in un’opera d’arte. Non c’è nessuna eccellenza tecnica alla base dell’opera, tutto può diventare opera d’arte.

La mia fontana-pisciatoio parte dall’idea di creare un esercizio sulla questione del gusto: scegliere l’oggetto che ha meno possibilità di essere amato. Ci sono poche persone che trovano meraviglioso un pisciatoio. Perché il pericolo è quello di cadere in un campionamento estetico.

Marcel Duchamp

L’artista porta la quotidianità dentro un museo, la mette su un piedistallo e magicamente la trasforma in qualcosa che vale migliaia, se non milioni di dollari. Ci può sembrare assurdo, ma non è molto diverso da un Van Gogh pagato 66 milioni di dollari: quanto sarà costato di materiali al pittore? Quanto possono essere costati la tela, i colori ad olio e la trementina? Cos’è che giustifica un prezzo tanto assurdo?

È evidente che Duchamp sia partito da una provocazione, ma questo gesto fa luce sulle dinamiche che prendono piede in tutto il periodo successivo: l’artista è un mago, un alchimista per la precisione, che trasforma qualunque cosa in oro, che preleva un qualsiasi oggetto dalla realtà (i famosi ready-made come vengono definiti dallo stesso Duchamp) e, solo per il fatto di averlo scelto, questo assume un valore mille volte più alto. Lo trasforma in oro. Sarà esattamente quello che farà Piero Manzoni, che con la sua Merda d’artista ha voluto lanciare l’ennesima provocazione, deridendo un sistema dell’arte che accetta qualunque cosa prodotta dall’artista come un capolavoro. Vendendola a peso d’oro ha fatto esattamente quel che ha fatto Duchamp con l’orinatoio: è diventato un alchimista.

L’episodio di Fontana è passato alla storia con significati molto diversi, dalla presa in giro della classe borghese all’evocazione simbolica di un utero (se invertiamo le lettere di R. Mutt, Mutt R., ci avviciniamo di molto al termine “mutter” che in tedesco significa “mamma”), fino all’esaltazione dell’azione mentale rispetto al “saper fare”. Dopo Duchamp si è parlato di morte dell’arte e su di lui sono state scritte intere biblioteche; quel che è certo è che da qui in avanti il modo di produrre arte non è stato più lo stesso.