La Pelle dell’Orso


Cinema, Editoria, Narrativa e novità / giovedì, novembre 24th, 2016

Di un libro, che fa parlare anche di un film e di un bel cinema,
mettendo in luce delle perle padovane nemmeno poi così nascoste.


È un giorno come un altro, in un momento di pausa mi concedo un po’ di svago al PC per vedere che succede nel mondo intorno a me… Niente di nuovo sotto il sole dei social, questo è stato in quel posto nel week-end, l’altro ha fatto una cosa divertente; c’è chi posta cose scritte da altri o vecchie foto che ti fanno pensare “Davvero è già passato tutto quel tempo?!”, e poi il mio occhio si sofferma sul post di una pagina alla quale tempo addietro avevo messo il consueto “Mi piace”: il 24 ottobre a Padova al cinema Multi Astra ci sarà l’anteprima, con attori, regista e cast di produzione!

È la pagina del film La Pelle dell’Orso che muove in me moltissima attesa. Sono tante le cose che mi rendono trepidante, e tante le cose per cui valga la pena parlare, ma andiamo con ordine e iniziamo, che poi a quell’anteprima ci sono andata e ve ne parlerò sicuramente.

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La Pelle dell’Orso è innanzitutto un romanzo, scritto nel 2013 dal padovano Matteo Righetto, edito da Guanda con la bella copertina di Guido Scarabottolo. Il libro piace già così ancora prima di leggerlo: per il formato, il profumo e la sua carta uso mano dalla grana porosa di quel bel giallino che ti dice “leggimi!”.

La storia racconta di un padre, di un figlio e della loro avventura nata da una scommessa, alla ricerca dell’orso “el Diàol” che da tempo devasta i piccoli paesi tra i boschi dolomitici della val Zoldana. Accanto a questo nemmeno troppo celata c’è l’avventura interiore del giovane Domenico. È una storia di formazione, di riscatto, e di consapevolezza di sé. Ma la storia racconta di moltissime altre cose, di paure e di esperienze che scavano in profondità, di legami che cambiano, di affetti che evolvono e che si inspessiscono, di contatto con una natura senza trucchi, aspra, rude e sublime nell’accezione più vera del termine, silenziosa maestra di vita.

La Pelle dell’Orso parla di ricerca, di lontananza e di riavvicinamento, di un padre e un figlio che si immergono nei boschi, sempre più a fondo, fino ad esserne inevitabilmente trasformati. A poco a poco si riavvicinano, si riconoscono e il muro che li separava si sgretola nell’immensità della natura.

La storia è immersa nei ritmi, nei tempi e nelle consuetudini di una cultura che sta ormai scomparendo, arrampicata tra le rocce spioventi di valli sperdute, ma è immersa al contempo in uno scenario senza tempo che scavalca gli spazi e che è in grado davvero di raccontare, diventa a mio vedere vera e propria fiaba come nelle migliori tradizioni. I personaggi sono ben raccontati, con quella giusta delicatezza che ti fa entrare in ognuno di loro, gli avvenimenti hanno la giusta carica di coinvolgimento e di suspense grazie anche al “Diàol” che infondo scopriremo essere pretesto ma non vero cattivo della situazione; perché la storia ci insegna anche a conoscere il mondo, le fragilità e le debolezze degli uomini, e  la bellezza primordiale della natura.

Ogni tassello dunque a mio parere è davvero nel posto giusto per rendere questo libro degno di nota, ed ai primi posti nella hit-parade dei regali per il prossimo Natale.

«Durante le riprese eravamo letteralmente immersi nella Natura: ci siamo fatti sedurre ed ispirare dalle meravigliose montagne della Val di Zoldo, il cuore pulsante delle Dolomiti, dai loro paesaggi, dai loro suoni e dai loro profumi». Marco Segato

Ed è qui che facciamo il passo successivo, perché probabilmente questa bella storia non è stata notata solo da me, ma anche (e per fortuna!) da altri, tra cui Jole film, officina creativa e casa di produzione con sede a Padova (appena fuori le mura, signori e signore!) che vede Marco Paolini come membro di spicco e attorno a lui tutta una serie di personaggi e collaboratori che hanno ruotato attorno alla produzione del mostro sacro per il cinema nostrano che è stato Carlo Mazzacurati (Padovano anch’esso). Nata nel ’99 come luogo di elaborazione e di produzione dell’attività di Marco Paolini in ambito teatrale, ma anche nei settori dell’editoria, del cinema e dell’audiovisivo, dal 2005 è diventata anche uno spazio di ritrovo per artisti, registi, autori e filmaker, luogo per sperimentare e far crescere nuovi progetti, che fra le altre cose ha realizzato gli splendidi film di Andrea Segre.

Ed in questo crogiolo di arte cultura e gran qualità (di cui non mi stanco di far pubblicità in maniera spassionata) ha preso forma sotto la regia di Marco Segato il film La Pelle dell’Orso!

Tutto ciò che vi ho raccontato riguardo al libro è stato preso in mano, lasciato decantare, interiorizzato e tradotto in immagini dal cast che ha come protagonista accanto al piccolo Domenico (Leonardo Mason), Marco Paolini nei panni del padre Pietro Sieff. L’insieme è un film densissimo, ricco di silenzi e di immagini splendide, curato nei piccoli dettagli come un bel quadro d’autore, che lascia lo spettatore con gli occhi e il cuore riempiti. Fa pensare molto e non lascia indifferenti tuttavia rischia di forse di lasciare delusi e annoiati se non ci si arriva preparati. Penso che meriti davvero la visione, (io ho avuto la fortuna insieme a molti altri di vederlo nell’occasione dell’anteprima), ma i mio consiglio spassionato è quello di prendere anche il libro e leggerlo prima di vedere la clip per capire cosa si cela in tutti quei silenzi, e quei dialoghi di sguardi.

Quindi più di tante altre parole carta e penna e annotatevi questi spunti:

  • Il bel libro da comprare: di Matteo Righetto, La Pelle dell’orso, ed. Guanda, Narratori Della Fenice, 2013: guanda.it
  • La visione del film, che è uscito da nemmeno un mese e che a Padova è in scena in tre orari al cinema Multi Astra: multiastra.it
  • Vi suggerisco la bella recensione fatta da Paola Casella per mymovies.it: jolefilm.com
  • e l’opinione scritta dal giornalista Paul Bompard uscita per Internazionale il 21 novembre 2016: internazionale.it.
  • Vi consiglio uno sguardo al sito di Jole film: jolefilm.com
  • e uno sguardo alla pagina Facebook del film: facebook.com/lapelledellorso  Molto aggiornata e ricca di immagini

…E annessi e connessi tutti i Mi piace e le condivisioni di rito.

 

“Abbiamo girato molte scene all’esterno, a duemila metri. Eravamo spaventati dall’aspetto meteorologico, ma penso che il film sia alimentato dalla forza della natura. Nessun effetto speciale avrebbe dato lo stesso risultato”. Marco Segato
«Abbiamo girato molte scene all’esterno, a duemila metri. Eravamo spaventati dall’aspetto meteorologico, ma penso che il film sia alimentato dalla forza della natura. Nessun effetto speciale avrebbe dato lo stesso risultato». Marco Segato