Prato della Valle da un nuovo punto di vista


Arte, Mostre / mercoledì, febbraio 8th, 2017

Prato d’erba perfetto per riposarsi nelle fresche giornate primaverili, luci e riflessi d’acqua che rendono romantiche anche le sere più nuvolose, vivacità della gente che lì spesso passeggia e monumenti cittadini che caratterizzano il volto di Padova… Di che parlo? Naturalmente di Prato della Valle! Uno dei luoghi simbolo della città di Padova. E se Prato della Valle non fosse sempre stato così?

Scopriamo come è cambiata nei secoli una tra le piazze più grandi d’Europa…

Palazzo Angeli, situato proprio in Prato, numero civico 1/A all’imbocco di via Umberto I, offre un’interessante mostra riguardante Canaletto e la sua visione fotografica che, oltre ad illustrare alcuni dei passaggi dello sviluppo della fotografia nella storia, che da semplice “supporto grafico” alla pittura diventa un’opera d’arte essa stessa, ci fa scoprire i diversi sviluppi di quest’area padovana. In epoca romana, infatti, la zona della piazza era un rilevante snodo viario della città ed accoglieva importanti edifici pubblici, come per esempio il famoso teatro Zairo. Preesistenze romane sono ancora presenti nel canale d’acqua che circonda l’Isola Memmia, visibili nelle rare occasioni in cui la canaletta viene svuotata dall’acqua o anche osservando una delle foto in bianco e nero esposta all’attuale mostra. Per buona parte del Medioevo, a causa di eventi bellici e di variazioni idrografiche nell’area padana, Prato della Valle cambia connotazione: si svuota degli edifici esistenti e diventa un’area paludosa in stato di abbandono; disegni di epoche successive ci illustrano però come nei secoli l’area sarà nuovamente frequentata ed adibita a luogo di commercio.

Un’ulteriore sguardo sul passato della piazza ci viene presentato dai “pezzi forti” della mostra, ovvero le opere del pittore vedutista Antonio Canal (1697-1768), meglio conosciuto come Canaletto. Egli realizzò le vedute che ritraggono Prato della Valle proprio appostandosi in alcune delle stanze di questo palazzo, Palazzo Angeli, che, appunto, ospita la mostra qui trattata. In particolare possiamo ammirare due disegni preparatori: Prato della Valle con Santa Giustina e Prato della Valle con la chiesa della Misericordia (conservati alla Royal Collection di Windsor) e successive incisioni all’acquaforte, alcune delle quali tinteggiate ad acquarello.

Per analizzare più nello specifico le opere del grande vedutista è bene soffermarsi un attimo a capire quali fossero il metodo e gli strumenti che consentivano la realizzazione di immagini tanto precise, realistiche e proporzionate. Canaletto si avvaleva di un innovativo e fondamentale apparecchio chiamato Camera Ottica. Quest’ultimo aveva dimensioni relativamente piccole, abbastanza ridotte da poter essere facilmente portato sulla schiena ed essere collocato nel luogo scelto da ritrarre, consentendo così all’artista di disegnare “dal vivo”. La Camera Ottica anticipa la più tarda invenzione della fotografia di Daguerre, infatti  essa sostanzialmente è composta da una “scatola” chiusa e buia (la camera oscura) sulla quale viene fatto un foro in cui è inserita una lente; la luce esterna attraversa il foro e riproduce all’interno l’immagine ribaltata della realtà verso la quale la Camera Ottica è direzionata. L’artista può dunque servirsi di questa immagine fedele ed istantanea della realtà come base di partenza dei suoi disegni e dipinti. Canaletto raccoglieva il prodotto di tale apparecchiatura nei cosiddetti scaraboti (un esempio è il Quaderno Cagnola, qui riproposto in forma digitale).

Per sperimentare di persona questo sistema e rendersi conto di come fosse fatto lo strumento utilizzato da Canaletto, la mostra Imago oculi espone un modello di camera ottica in legno del settecento e offre ben due ricostruzioni di Camera Ottica, con le quali il visitatore vive in prima persona questo meccanismo di trasposizione della realtà: una delle due occupa un’intera stanza del palazzo ed è un’istallazione appositamente realizzata dall’artista-fotografo C. Martin-Rainaud, in cui il visitatore viene avvolto dall’immagine di Prato della Valle, “proiettata” in diretta sulle pareti della stanza buia.

Tornando alle opere esposte, Canaletto propone una visione panoramica del luogo, dove è visibile il Prato in tutta la sua ampiezza e gli edifici che lo circondano. Per realizzare una tale veduta l’artista si è servito di due inquadrature diverse, con punti di vista differenti e poi accostate tra loro.

Veduta di Padova con la chiesa di San Francesco e il Palazzo della Ragione e Veduta veneziana: edifici religiosi e case sono altri disegni di Canaletto che troviamo esposti in mostra.

La correttezza dell’immagine realistica di Canaletto, prospetticamente esatta, la possiamo verificare grazie a una analisi digitale condotta da Dario Maran e opportunamente presentata alla mostra, che si basa sulla ricostruzione dei meccanismi ottico-prospettici utilizzati dal pittore  per raffigurare Prato della Valle.

L’assetto di Prato della Valle rimane poi inalterato fino al 1775, quando Andrea Memmo, provveditore veneziano, assieme all’architetto Domenico Cerato progettano e realizzano la nuova piazza: al centro un’ellittica Isola Memmia, circondata da un canale d’acqua abbellito da un doppio giro di statue di personaggi storici illustri di Padova (o che a Padova furono famosi).

Nei secoli successivi Prato della Valle mantiene pressoché inalterata la sua struttura architettonica, se si escludono le temporanee aggiunte di barriere circolari funzionali alle gare ippiche e ciclistiche e la presenza dei grandi alberi nell’Isola centrale (rimossi qualche decennio fa).

Le vere novità del luogo consistono, infatti, nella diversa fruizione che ne viene fatta; questo lo possiamo vedere osservando la carrellata di scatti che ci vengono proposti in un’altra sala della mostra a Palazzo Angeli: essi ripercorrono la storia di Prato della Valle del secolo scorso fino ad oggi, immortalando gli episodi rilevanti e le numerose manifestazioni collettive svoltesi qui, come il mercato, le gare sportive, le feste popolari, i raduni sportivi, alcune delle quali vengono ancora oggi riproposte. Di grande impatto sono poi le fotografie fatte in occasione della visita propagandistica di Mussolini a Padova nel 1938, dove una folla immensa di italiani si riversa su Prato della Valle, disposta con ordine rigoroso nonostante l’alto numero di partecipanti. Visibile in mostra, inoltre, troviamo il video del discorso del duce, tenuto proprio in Prato (video prodotto dall’Istituto Luce).

Oggi Prato della Valle mantiene un aspetto magnifico ed è un luogo altamente frequentato sia da turisti ché da padovani. Continua ad essere impreziosito dai suoi eleganti palazzi storici e monumenti che lo circondano (palazzo Sartori, la palazzina neogotica “Berlese”, il casinetto di Palla Strozzi, la Casa degli Armeni, l’ex Foro Boario, i palazzi Grimani-Verson e Zacco, la ottocentesca Loggia Amulea, il palazzo Duse Masin) e ovviamente da Palazzo Angeli, dal quale possiamo apprezzare un’ottima visuale!

Non dare per scontate le cose di tutti i giorni è il modo più facile per stupirsi e scorgere così le meraviglie che abbiamo intorno e un diverso punto di vista fa la differenza: come le finestre di Palazzo Angeli ci offrono un’insolita visuale su Prato della Valle, così la scelta di una precisa inquadratura per ogni fotografia suscita determinate sensazioni in chi la guarda. L’inquadratura di una foto non dev’essere arbitraria, bensì frutto di scelte, in quanto l’artefice dello scatto seleziona cosa inserire nella foto e cosa invece escludere, quindi lasciar fuori e non mostrare. La selezione attuata ricalca ciò che il fotografo vuole esprimere e condividere con gli altri attraverso quell’immagine, quell’inquadratura, quella foto. Ogni foto ben riuscita dunque dovrebbe seguire l’animo di chi l’ha scattata; essa è influenzata dalla personalità dell’artista/fotografo, di quello che egli pensa e del suo modo di vedere le cose, di come egli interpreta il mondo, la vita, la realtà.

Un nuovo modo di vedere […] La sua effettività per il soggetto […] gli servirà quale appoggio stilistico per comunicarci il suo stato d’animo aggentilito e soddisfatto.

Canaletto

(Antonio De Witt, L’incisione italiana, 1941)

Prato della Valle continua ad offrire un’ottima visuale della città, ma se avete voglia di conoscerlo ancora più a fondo fate un salto alla mostra Imago oculi, prima che finisca.

 

Palazzo Angeli, Padova //  fino al 27 febbraio 2017

Imago oculi. Canaletto e la visione fotografica di Prato della Valle

A cura di C. A. Zotti Minici e G. P. Brunetta. Ingresso libero.