Storie dell’Impressionismo


Arte, Mostre / lunedì, gennaio 30th, 2017

Il panorama artistico italiano ha visto, negli ultimi mesi, un susseguirsi di mostre venete molto attese e pubblicizzate, caratterizzate da grandi nomi e presumibilmente da grandi opere. Si passa infatti dall’evento veronese dedicato a Picasso (Picasso. Figure 1906-1971), alla retrospettiva di Tancredi della Peggy Guggenheim Collection (La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba), passando poi con un unico salto agli impressionisti (Storie dell’Impressionismo. I grandi protagonisti da Monet a Renoir, da Van Gogh a Gauguin) e a Francis Bacon (Francis Bacon. I mille volti dell’uomo moderno) ospitati contemporaneamente a Treviso in due luoghi separati.

Non avendo purtroppo ancora il dono dell’ubiquità ho dovuto compiere una scelta che, dopo alcuni ripensamenti, è ricaduta su Treviso e più in particolare sulla chiacchierata mostra sugli Impressionisti. Ospitata all’interno del museo di Santa Caterina in pieno centro trevigiano, Storie dell’Impressionismo è un evento concepito e creato da Marco Goldin, curatore della mostra e direttore di Linea d’ombra (Fondazione nata nel 1996 a Treviso che si occupa dell’organizzazione di mostre d’arte).

L’evento ad oggi sta riscuotendo un considerevole successo, lo dimostra anche la recente decisione di prorogare la data di chiusura (che era prevista per il 17 aprile) al primo maggio 2017.

Le mostre sull’Impressionismo non sono propriamente una novità, ma quella di Treviso si distingue sicuramente per i grandi numeri (140 opere tra dipinti, fotografie e incisioni) e per i grandi nomi (Manet, Monet, Renoir, Degas, Van Gogh, Gauguin sono solo alcuni degli artisti presenti in mostra). Tutta questa “abbondanza” ha ovviamente un prezzo, il biglietto infatti non è sicuramente economico, si parla di 14 euro per un intero e di 11 euro per un ridotto studenti sotto i 26 anni, sono inoltre disponibili le audioguide ad un costo aggiuntivo di 6 euro.

Ancora una volta sono andata ad una mostra di sabato pomeriggio, ma dopo essere sopravvissuta ai Dinosauri di Padova posso decisamente affrontare ogni situazione. Nonostante fosse pomeriggio inoltrato e mancasse circa un’ora alla chiusura del museo la gente in coda alla biglietteria in attesa di entrare era davvero parecchia. Posso solo immaginare la quantità di persone che normalmente affolla il museo durante gli orari di punta del fine settimana.

L’esposizione è stata suddivisa lungo quattro piani del museo e la visita procede dall’alto verso il basso fino ad arrivare al piano terra. Le opere sono state organizzate in ordine cronologico e divise all’interno di sei aree tematiche che vanno dal ritratto, alla natura morta, al paesaggio.

Lo scopo didattico è percepibile fin dalle prime sale sia per la suddivisione nelle sei sezioni, sia per l’accostamento delle opere stesse che talvolta risulta estremamente manualistico e di conseguenza poco innovativo o illuminante. Storie dell’Impressionismo vuole appunto raccontare le varie vicende di quest’arte, attraverso i suoi protagonisti e i vari soggetti delle opere, creando un percorso nella storia concepito e rivolto a chi di arte non se ne intende poi molto.

Le opere esposte non sono tutte tra le più famose e conosciute degli artisti precedentemente citati, ma rappresentano ugualmente uno spaccato di storia dell’arte assolutamente rivoluzionario. Sono presenti inoltre lavori provenienti da fondazioni e musei di tutto il mondo, alcuni anche da collezioni private che, in occasione della mostra, hanno aperto le porte al pubblico condividendo piccoli capolavori. La bellezza delle tele caratterizzate dallo straordinario gioco di luci e ombre tipico degli impressionisti rapisce sempre lo sguardo di ogni visitatore presente in sala che sia esso esperto o no.

Come nei migliori manuali di storia dell’arte contemporanea anche la mostra di Santa Caterina, per spiegare al meglio questo secolo di cambiamenti e sperimentazioni, ha affiancato opere europee a stampe giapponesi di artisti contemporanei come Hokusai, sottolineando e mostrando al pubblico quali fossero le opere che durante la seconda metà del XIX secolo avessero influenzato gli artisti, tra cui appunto anche gli Impressionisti, ad abbandonare sempre di più la prospettiva, canone che si era imposto nel mondo dell’arte occidentale dal 1400, e ad aprirsi a nuovi modi di rappresentazione della realtà.

Di colpo, per la prima volta “vidi” un dipinto. Che fosse un covone me lo diceva il catalogo. Io non lo avrei riconosciuto. Avevo, sotto sotto, l’impressione che in questo quadro mancasse l’oggetto, e fui sopraffatto dallo stupore e dalla perplessità quando non soltanto mi si impose, ma mi si incise in modo incancellabile nella memoria, e senza che io me lo aspettassi continuò a librarsi, in ogni minimo particolare, davanti ai miei occhi.

V. Kandinskij

Una mostra dunque vincente in partenza già solo per la scelta del tema. L’Impressionismo al giorno d’oggi è un’arte universalmente apprezzata anche da chi sostiene di non amare e capire il contemporaneo. Consiglio caldamente la visita a chi vuole approfondire il proprio sapere artistico e a chi ama le pennellate veloci di questi straordinari artisti.

Treviso // fino al 1 maggio 2017