Vita e Bellezza


Arte / mercoledì, novembre 2nd, 2016

Un foglio bianco davanti, il cursore che lampeggia e invita a dare libero sfogo alla fantasia, il ticchettio dell’orologio (che ti ricorda che sono ormai dieci minuti buoni che stai fissando lo schermo del computer senza aver ancora digitato neanche una parola), sono i miei fedeli compagni in questa uggiosa mattina di novembre.  Tutto sembra così statico e grigio fuori, così decido di immergermi nel colore e nel movimento di un quadro, che è custodito tra le mura di quella che una volta fu la casa di Peggy Guggenheim: Mare = Ballerina, di Gino Severini (gennaio 1914).

severini_gino_022_mare_e_ballerina

Cosa vediamo guardando un quadro di questo tipo? Ad un primo sguardo sembrano un mucchio di colori e forme sconnesse, che stanno lì sulla tela a mettersi in mostra, fregandosene altamente del titolo che il pittore ha scelto per loro: Mare = Ballerina. Già di per sé il titolo sembra un po’ assurdo, se poi lo confrontiamo con quello che vediamo ci sembra che Severini sia l’ennesimo pittore fantasioso che si inventa titoli per opere che non c’entrano poi tanto. L’ennesimo quadro astratto, no?

Se ci allontaniamo leggermente dalla tela e lasciamo perdere le fitte pennellate in stile divisionista, cominciamo già a vedere qualcosa di diverso. Pensiamo al titolo: l’artista ci suggerisce che ci sia il mare all’interno dell’opera e, facendo più attenzione, forse non ha perso del tutto il lume della ragione. Il mare personalmente me lo immagino blu e, se dovessi metterlo da qualche parte, lo metterei nella parte inferiore dell’immagine. Lo vedo anche con delle belle onde che avvicinandosi alla riva si innalzano dal livello dell’acqua. Riuscite a vederlo? Riuscite a vedere le onde, un po’ prepotenti, avanzare verso il bagnasciuga?

Pensiamo ora alla ballerina. La disegneremmo in verticale innanzitutto, magari finché ruota su se stessa più e più volte. Se osservate la parte inferiore dell’opera dovreste riuscire a distinguere un polpaccio, dipinto di un color rosa carne, affiancato da quello che scopriamo essere il ginocchio dell’altra gamba. Se saliamo verso l’alto ecco il busto, un cilindro verde; oserei  addirittura dire che la nostra ballerina è piuttosto scollata osservando meglio il dipinto. In arancione, salendo ancora un po’, ritroviamo quell’angolo che era il ginocchio, ma sta volta è il gomito che va a concludere quello che è il corpo della nostra danzatrice. La testa si intravede appena più a destra, tondeggiante e quasi quasi sembra pure di vedere un volto di profilo. Riuscite a vederlo?

D’accordo, onde e ballerina, ma tutti questi cilindri? Se ci pensiamo un istante forse riusciamo a capire perché proprio questa forma. Girando su se stessa, che forma disegna un corpo? Non sono forse piroette solidificate quelle che Severini dipinge a sinistra?

severini-001

Quello che sembrava un’opera astratta in verità non lo è affatto, basta riuscire a guardare nel modo giusto e improvvisamente vediamo che l’artista ci ha dato delle chiare indicazioni nel titolo. Mare = Ballerina è una sinestesia, accosta campi semantici diversi, dal momento che non mi risulta che le ballerine siano esattamente fatte come le onde del mare. C’è un’analogia nel movimento di queste due diverse entità che si confrontano e con la loro diversità si fondono in un tutt’uno che ci permette di vedere le cose da un punto di vista inconsueto. Acqua, luce, movimento. Tre elementi che riassunti in una sola parola sono: Vita.

Un’opera che esalta la bellezza di una danza dionisiaca e scomposta, non di quelle classiche e apollinee, ma qualcosa di impulsivo e incontrollabile; un inno, una celebrazione della Vita e della sua Bellezza.

E anche in questo Severini ci aiuta a vedere l’irruenza di questa vita che dentro il quadro non ci vuole stare, vuole uscire a tutti i costi, addirittura aggrappandosi alla cornice per cercare di mettere il naso fuori dalla tela. Riuscite a percepirla?